Se ci si chiede quali sono le motivazioni che spingono a fare un viaggio, non esiste un’unica risposta, così come non esiste un unico modo di fare turismo. C’è però un denominatore comune: in tutti i casi il viaggio è una sorta di terapia di compensazione, necessaria per colmare i vuoti della quotidianità, alla ricerca di un ambiente diverso da quello solito.
In questo articolo ci soffermiamo sul concetto di ambiente in ambito turistico.
Che cosa definisce un ambiente? L’ambiente, in cui il turista si immerge inevitabilmente quando visita un luogo, è l’insieme delle condizioni nelle quali vivono gli esseri umani ed ha due principali componenti:
- ambiente naturale (clima, orografia, geofisica e paesaggi)
- ambiente umano (storia, cultura, società, economia, giurisdizione)
Ciascun luogo (o località) dispone di caratteristiche ambientali che lo contraddistinguono e che ne costituiscono il capitale turistico (capitale naturale, storico-artistico, culturale; infrastrutture e strutture turistiche). Ed è un dato di fatto che il turismo influenza in modo estremamente importante l’ambiente, in positivo ma anche in negativo. E talvolta con effetti devastanti, basti pensare all’invasione del turismo di massa nei Paesi del sud del mondo: da un lato provoca la perdita di valori e tradizioni locali, la sottrazione di risorse, il disagio sociale; mentre dall’altro lato il reddito generato dal settore turistico non viene equamente distribuito tra la popolazione locale e spesso anche le possibilità d’incontro e scambio tra turisti e popolazione locale sono limitate ad esperienze superficiali, falsate e talvolta irrispettose delle realtà ospitanti. Questo turismo, basato sulla quantità, ha lasciato i segni sulle mete più consuete del turismo di massa, provocando urbanizzazione disordinata, degrado del paesaggio, del patrimonio artistico e monumentale, della qualità della vita nei luoghi congestionati dal traffico turistico.
Prima lezione:
Un turismo che logora progressivamente le risorse del territorio, senza portare benefici di entità superiore rispetto ai costi sostenuti in termini di degrado ambientale, non è turismo sostenibile.
Per stabilire un equilibrio fra costi e benefici derivanti dallo sviluppo del turismo, sono a nostra disposizione vari strumenti di valutazione (indici) del rapporto fra flussi turistici e ambiente:
l’indice di densità turistica: viene utilizzato per confrontare situazioni di località in concorrenza tra loro
superficie del territorio
l’indice di funzione turistica: indica l’importanza del turismo nella località considerata.
N residenti
Questo indice tende ad un risultato infinito in quelle località dove il numero dei residenti è molto basso rispetto ai potenziali turisti (posti letto disponibili), mentre è inferiore a 1 nelle località con alta densità di residenti, come per esempio nelle città d’arte (tranne che a Venezia).
Una svolta importante ai fini della determinazione di una politica ambientale nel settore turistico è costituita dalla “VIA” e dalla “carrying capacity”.
VIA (valutazione dell’impatto ambientale): è un procedimento obbligatorio dall’UE, con cui si analizza l’impatto di opere umane costruite sul territorio sull’ambiente. La “VIA” è obbligatoria per la costruzione di impianti e lavori che possono in qualche modo modificare l’ambiente esistente. Tra le opere soggette alla “VIA” rientrano le strade, i porti e gli aeroporti, ma anche stabilimenti balneari, strutture ricettive e centri di divertimento.
Carrying Capacity (capienza massima): è la capacità di una località di accogliere turisti senza arrecare un danno irreparabile all’ambiente. Come per la VIA, anche la determinazione della “carrying capacity” di una località turistica richiede un procedimento complesso di valutazione che va dalla disponibilità ricettiva, di parcheggio, di trasporto, ecc.
Ma come si sta muovendo il mercato? Da alcuni anni si sta sviluppando un turismo basato sulla qualità piuttosto che sulla quantità e contemporaneamente si fanno sempre più strada delle forme di turismo rispettose del territorio e delle sue risorse.
Questo modo di viaggiare fa leva soprattutto sull’etica del turista e sulla sua consapevolezza.
Oggi il turista ha la possibilità di fare scelta meditata e quindi diversa. Sceglie i luoghi di destinazione conoscendone le realtà (ambientale, sociale, culturale, economica); è consapevole di sé e delle proprie azioni, anche quando sono mediate dal comprare (un biglietto, un regalo, una stanza per dormire, ecc.).
Un esempio: il turismo nelle aree protette dei parchi naturali
I parchi naturali sono territori nei quali vengono protette le particolari caratteristiche fisico-ambientali che li contraddistinguono. In Italia, tra parchi nazionali, naturali regionali e riserve naturali, le aree protette coprono circa il 10% del territorio nazionale.
Con i parchi naturali si promuove un turismo che non provoca degrado ma che anzi, grazie alle entrate derivanti dai visitatori, permette la sopravvivenza dei parchi stessi.
Bisogna comunque considerare che anche in questo caso ci sono alcuni aspetti negativi con cui fare i conti:
- aumento della concentrazione di visitatori in aree sensibili durante i mesi estivi, con conseguente aumento del traffico e dell’inquinamento di aria e acqua
- possibile esistenza di barriere architettoniche per disabili
- possibili atti di vandalismo
- possibile carenza di posti letto e di parcheggi ai confini dei parchi
- possibile inadeguata informazione.
Seconda lezione:
Una politica attiva dell’ambiente è realizzabile nel settore del turismo, ma solo traendo dal turismo stesso le risorse per la conservazione e la valorizzazione dell’ambiente.
Turismo attivo dunque? Si, ed è possibile non solo nelle aree protette, ma più in generale nelle aree verdi (turismo rurale ed agriturismi), ed anche nelle città d’arte.
Nel primo caso, con la legge 730/1985 è stata creata l’attività agrituristica al fine di garantire un uso attivo del turismo a beneficio dell’ambiente (favorendo lo sviluppo e il riequilibrio del territorio agricolo, agevolando la permanenza dei produttori agricoli nelle zone rurali, valorizzando i prodotti tipici, tutelando e promuovendo le tradizioni e le iniziative culturali del mondo rurale, sviluppando il turismo sociale e giovanile).
Nel secondo caso, finanziando il restauro e la conservazione di opere d’arte attraverso le entrate derivanti dai visitatori.